Il settore aeronautico si trova oggi in una situazione che, fino a pochi anni fa, sarebbe sembrata paradossale. La domanda cresce più rapidamente che mai, e allo stesso tempo l’intero sistema produttivo opera sotto una pressione costante.
Nel 2025 il traffico aereo globale ha superato i livelli pre-pandemici di oltre il 9%, e le previsioni per il 2026 restano ambiziose. È una buona notizia per il mercato. Ma per la supply chain significa lavorare ai limiti della propria capacità.
Non è una questione di competenze
È importante chiarirlo: le tensioni attuali non derivano da una mancanza di competenze da parte di alcun attore del mercato.
Gli OEM registrano portafogli ordini record. I Tier-1 stanno ampliando la capacità produttiva. Le piccole e medie imprese investono in sviluppo, automazione e certificazioni. Il problema è altrove: nella scala e nella sincronizzazione.
La supply chain aeronautica è un sistema di estrema precisione. Quando un anello accelera e un altro non dispone della piena visibilità dei piani produttivi o dell’accesso alle materie prime, si genera pressione. Non perché manchi la volontà di crescere, ma perché il sistema richiede oggi un livello di coordinamento e trasparenza superiore rispetto al passato.
Una pressione di natura strutturale
Carenza di materiali strategici, disponibilità limitata di semiconduttori, deficit di personale altamente specializzato, incertezza geopolitica: fattori che si sono sovrapposti in tempi ravvicinati.
Per molte aziende – in particolare per le medie imprese – ciò significa dover aumentare la capacità produttiva, mantenere standard qualitativi elevati e gestire il rischio finanziario simultaneamente. Una sfida complessa che richiede relazioni solide e prevedibili lungo l’intera catena del valore.
Sempre più chiaramente emerge che la risorsa chiave oggi non è solo la capacità produttiva, ma l’accesso alle informazioni e la prevedibilità della collaborazione.
La nuova normalità: interdipendenza
Il settore sta progressivamente accettando che le interruzioni non rappresentino un episodio temporaneo, ma un nuovo contesto operativo.
Le compagnie aeree prolungano la vita operativa delle flotte. I produttori aumentano i buffer di magazzino. I fornitori diversificano le fonti di approvvigionamento. Parallelamente cresce la consapevolezza che la resilienza della supply chain si costruisce, prima di tutto, attraverso relazioni strutturate e dialogo continuo.
La domanda non è più soltanto: come aumentare la produzione?
Sempre più spesso diventa: come sincronizzare meglio le decisioni tra OEM, Tier-1, Tier-2 e fornitori altamente specializzati?
L’Europa Centrale al centro dell’attenzione
In questo contesto aumenta il ruolo dell’Europa Centrale. La regione dispone di competenze tecnologiche, flessibilità operativa e un’esperienza crescente nel settore aerospace.
Allo stesso tempo, le medie imprese si trovano davanti a una duplice sfida: mantenere la competitività dei costi e rispondere a requisiti qualitativi e certificativi sempre più stringenti. Ciò richiede investimenti, ma anche una collaborazione più stretta con i partner lungo tutta la catena del valore.
Un dialogo che riduce le distanze
Nell’attuale scenario, uno degli strumenti concreti per rafforzare la stabilità del sistema è il dialogo tra i diversi livelli della supply chain.
Non in forma puramente espositiva, ma come confronto sui dati reali:
piani produttivi, capacità di scaling, vincoli finanziari e tecnologici che spesso emergono solo dal punto di vista del fornitore.
Per questo motivo il tema “Supply chain under pressure” non è soltanto un’analisi macroeconomica. È una questione operativa: come ridurre la distanza tra OEM e fornitori, tra necessità e soluzioni.
Aeromixer 2026 si inserisce in questa prospettiva come spazio di incontro tra aziende appartenenti a diversi livelli della catena del valore. In un contesto di pressione strutturale, occasioni di confronto di questo tipo non rappresentano un elemento accessorio della strategia. Ne diventano parte integrante.



