Nelle prime due parti del nostro articolo abbiamo illustrato il contesto del processo di decarbonizzazione e i suoi elementi fondamentali.
Ora è il momento di passare agli esempi concreti.
Attualmente molte aziende non avvertono più la pressione immediata della rendicontazione ESG a causa del pacchetto OMNIBUS e del rinvio delle scadenze dei primi report. Tuttavia, clienti e partner commerciali richiedono sempre più spesso azioni concrete in ambito ambientale, la riduzione dell’impronta di carbonio dei prodotti forniti e la diminuzione delle emissioni lungo la catena del valore. Di conseguenza, un numero crescente di imprese manifatturiere decide di investire nella decarbonizzazione in senso ampio. Purtroppo, troppo spesso tali decisioni vengono prese sulla base di ipotesi generiche, intuizioni, cattivi consulenti o… semplicemente seguendo una moda. Ne deriva che il denaro viene talvolta speso senza produrre effetti reali né sul piano economico né su quello ambientale.
Da qui forse nasce la convinzione che la decarbonizzazione sia una “stravaganza, un’ideologia e un costo”. La realtà è invece ben diversa, a condizione che il processo decisionale e operativo si fondi su basi solide, costituite da dati e fatti.
Analizziamo quindi questo processo attraverso un esempio concreto di un’azienda manifatturiera appartenente al settore delle PMI, che non è ancora direttamente soggetta all’obbligo di rendicontazione ESG, ma fa parte della catena di fornitura e di un gruppo societario più ampio, e che quindi ha il dovere e soprattutto la volontà di intraprendere iniziative concrete in materia di decarbonizzazione.
Nel caso in esame, il percorso di decarbonizzazione è iniziato con un dialogo con i fornitori di illuminazione, finalizzato alla sostituzione dei vecchi corpi lampada nei capannoni produttivi con soluzioni a LED. Successivamente è stato installato un primo, piccolo impianto fotovoltaico su uno dei tetti aziendali e sono stati avviati contatti con concessionari automobilistici per sostituire le auto del management con veicoli elettrici.
Suona familiare?
Uno scenario simile lo osserviamo in almeno la metà delle aziende con cui parliamo. Ottime intenzioni, decisioni rapide, investimenti significativi… ma risultati, purtroppo, ben lontani dalle aspettative. Non perché le azioni intraprese fossero sbagliate in sé. Il problema risiede nella mancanza di un’analisi solida. La sostituzione dell’illuminazione con sistemi LED, l’installazione di qualche pannello fotovoltaico o l’acquisto di auto elettriche per il management rappresentano spesso il primo passo, dettato dall’intuizione. Tuttavia, senza un piano strategico fondato su dati concreti, le risorse destinate alla decarbonizzazione rischiano di generare benefici molto inferiori rispetto al loro potenziale, se invece fossero impiegate seguendo un percorso ben strutturato.
Affrontiamo dunque la questione da questa prospettiva.
La nostra azienda esemplare dispone di dati relativi ai consumi delle varie utenze e dei carburanti.
Il primo passo consiste nel convertire tutti i valori in un’unità di misura comune e rappresentare la struttura dei consumi, che per la nostra azienda campione si presenta come segue:

L’immagine ottenuta suggerisce, in via preliminare, come potrebbero essere definiti i criteri di priorità per le azioni di risparmio energetico. Tuttavia, evitiamo di trarre conclusioni affrettate.
Aggiungiamo a questo quadro anche l’analisi delle emissioni di CO₂, che dovrebbe costituire una base imprescindibile per le analisi successive:

Ma non è tutto. I dati generali che mostrano la struttura dei consumi sono ben lontani dall’essere sufficienti per definire un piano d’azione. Un’analisi di questo tipo evidenzia soltanto le direzioni potenzialmente percorribili.
Supponiamo dunque che, nel caso in esame, la ripartizione dei consumi di energia elettrica e gas sia la seguente:

Proviamo ora a individuare tutte le azioni che potrebbero emergere sia dalle analisi interne dell’azienda, sia come risultato di audit energetici.
Ai fini di questo caso di studio, riduciamo leggermente l’elenco potenziale:

A questo punto, ciascuna delle azioni proposte deve essere valutata da diversi punti di vista:
- energetico, legato alla riduzione dei consumi;
- ambientale, relativo alla diminuzione dell’impronta di carbonio;
- finanziario, connesso all’analisi della redditività dei progetti di investimento.
Nel nostro caso, occorre concentrare l’attenzione soprattutto sull’infrastruttura edilizia e produttiva. La sostituzione graduale dei macchinari con modelli a maggiore efficienza energetica e la riqualificazione termica degli edifici appaiono, dal punto di vista energetico, come priorità. Le emissioni possono essere ridotte in misura significativa passando all’energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili ed eliminando il gas dai processi produttivi, ma in quest’ultimo caso occorre considerare attentamente anche la convenienza economica dell’investimento.
Che cosa ha portato, concretamente, l’analisi condotta da ADREM?
Inizialmente l’azienda prevedeva di adottare misure “a intuito” – sostituire l’illuminazione con sistemi LED, installare pannelli fotovoltaici e acquistare veicoli aziendali elettrici. Tutte iniziative apparentemente valide, ma l’analisi dei dati ha rivelato un quadro completamente diverso:
- Le principali fonti di consumo energetico e di emissioni si trovavano nei processi produttivi e nell’infrastruttura edilizia, non nell’illuminazione o nel trasporto.
- L’impianto fotovoltaico avrebbe coperto al massimo il 15% del fabbisogno energetico, generando soltanto circa l’8% di riduzione delle emissioni a fronte di un investimento molto elevato – rendendolo poco conveniente in questa fase.
- Grazie all’analisi di ADREM, è stato elaborato un piano che ha permesso all’azienda di dare priorità ad azioni con il massimo impatto sia ambientale che finanziario, e non solo di apparire al meglio nel report.
Questo dimostra che i dati non solo strutturano il processo di decarbonizzazione, ma possono anche cambiare radicalmente la direzione delle decisioni di investimento – orientandole verso soluzioni che funzionano davvero.
È il momento di cambiare approccio: dai dati all’azione.
Durante il webinar gratuito organizzato da ADREM, Vi mostreremo:
- come analizzare i consumi energetici e le emissioni di CO₂ per capire dove conviene davvero investire;
- perché i pannelli fotovoltaici o le auto elettriche non sono sempre la scelta migliore per iniziare;
- come il nostro strumento digitale organizza i dati e suggerisce, passo dopo passo, le azioni da intraprendere.
Attraverso l’esempio di un’azienda manifatturiera appartenente a un grande gruppo, illustreremo uno scenario reale:
- quali dati è opportuno utilizzare;
- quali errori costano di più;
- quali azioni generano una riduzione effettiva delle emissioni;
- come coinvolgere il management e i dipendenti nel cambiamento.



